Recensione di Old World Blues, nuovo capitolo della saga di Fallout New Vegas

Old World Blues è la nuova espansione di “Fallout: New Vegas”, un RPG che si sta dimostrando uno dei più apprezzati e duraturi nel mercato dei videogames. Abbandonati i casinò e i tavoli da poker di “Dead Money” e lo Zion National Park di “Honest Hearts”, in questa penultima avventura (almeno tra quelle annunciate) l'azione si trasferisce in una zona tecnologicamente avanzata del deserto del Mojave, nel cosiddetto Grande Vuoto, ove all'interno di un cratere dei ricercatori post-umani stanno mettendo in serio pericolo la loro sopravvivenza con esperimenti un po' troppo distruttivi. In Dead Money, quest'area dove gli esseri umani hanno vita impossibile era descritta come “una scatola di tesori, un cimitero della scienza del vecchio mondo”.

Cambiano dunque gli scenari; l'avventura si sposta nei centri di ricerca e nei laboratori scientifici, cambiano anche i mostri da abbattere, temibili robot atomici e animali mutanti tipo scorpioni modificati chirurgicamente. Fortunatamente aumentano anche i poteri per il protagonista che scoprirà che cervello e spina dorsale gli sono stati asportati da cinque scienziati-robot che l'hanno sottoposto a lobotomia. Non domi hanno levato anche cuore e spina dorsale, sostituiti da organi robotici.

Resteranno soddisfatti gli appassionati di armi, su cui i creativi di Bethesta Softworks hanno da sempre potuto sbizzarrirsi: l’emettitore sonoro, l’arma Cybercane K9000, l’ascia protonica entreranno a far parte del vostro arsenale di guerra. In sostanza dal punto di vista grafico non sono state apportate migliorie, anche se i nuovi personaggi sono psicologicamente più sviluppati di quelli delle missioni precedenti; i dialoghi sono più ricchi e spesso prendono derive surreali.

Il gioco è in vendita a 9,99 euro su PlayStation Network e Pc e a 800 Microsoft Points su Xbox 360.